Con l’introduzione della normativa dell’anno 2009, è stato posto il divieto di applicare la commissione di massimo scoperto ai conti non affidati.
Ciò grazie all’azione persuasiva-morale eseguita da Banca d’Italia, azione che, tuttavia deve ritenersi circoscritta a tale ruolo, poiché la nuova legge attribuisce tali specifiche competenze al Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Questo si traduce nel fatto che nonostante i vari interventi da parte della Banca d’Italia, i conti correnti non affidati sono stati gravati di nuove tipologie di costi, come ad esempio la maggiorazione del tasso debitore (nel 40% delle situazioni prese a vaglio) alle commissioni fisse per scaglioni di importo utilizzato.
In riguardo ai conti correnti affidati, se l’11% del campione degli istituti di credito che ha stabilito di applicare la commissione di massimo scoperto (che, come in precedenza enunciato, è preclusa soltanto per i conti correnti non affidati), il 63% degli istituti di credito preferisce applicare oneri di diversa natura, come ad esempio la commissione per la messa a disposizione dei fondi.
La norma ha, quindi, determinato una situazione di vantaggio o svantaggio nei confronto del consumatore?
L’analisi della Banca d’Italia ha cercato di dare una risposta a tale quesito chiedendo agli istituti di credito di determinare il costo delle commissioni prima e dopo l’entrata in vigore della normativa. A tal riguardo, sono stati considerati 8 differenti scenari di impiego per i conti correnti non affidati e 4 per i conti correnti affidati (le dodici situazioni sono state diversificate per somme finanziate, quantità delle operazioni e giorni di impiego).
Per quanto concerne i conti correnti non affidati, la ricerca ha evidenziato una riduzione dei costi pari al 35%, rilevando una successiva riduzione nell’ipotesi di debiti moderati e operazioni contenute. Anche nell’ipotesi dei conti correnti affidati, in base ai calcoli degli istituti di credito, è stato rilevato una diminuzione delle commissioni: le banche che non applicano più il massimo scoperto avrebbero ridotto i costi del 41%.
Sembrerebbe quindi che le cose a questo punto vadano bene, ma non è proprio così, visto che la Banca d’Italia ha fatto osservare che in un numero considerevoli di casi è stato rilevato un peggioramento delle condizioni per i clienti delle banche.
Ciò è alquanto veritiero per i conti correnti non affidati delle famiglie, che registrano una situazione sfavorevole nel 29% delle ipotesi; nel caso in cui lo scoperto del conto corrente è rappresentato da una somma alquanto moderata e comunque fino a 300 €. e la durata viene estesa a 30 giorni, l’aggravio si evidenzia nientedimeno nel 75% delle situazioni.
Ma anche per quanto concerne i conti correnti affidati non si può certamente affermare che non vi siano zone scure e limitazioni. Difatti, l’inserimento di commissioni per porre a disposizione i fondi ha fatto incrementare di media i costi nel 30% delle situazioni. Anche in questo caso, in sostanza, vi sono ulteriori margini di sviluppi positivi.
In seguito all’abrogazione del massimo scoperto, dunque, il nuovo telaio connesso alle commissioni dei conti correnti non affidati non si è di sicuro caratterizzato per la sua chiarezza.
Una circostanza che influisce in maniera negativa sulla qualità dei rapporti tra banche e i clienti, e quindi sull’affidamento riscossa dal compartimento del credito.
Il declino delle relazioni tra le banche e i clienti è rilevato anche dal documento di Bankitalia che sostiene che le diverse commissioni introdotte, ha ridimensionato il grado di comparabilità degli oneri dello scoperto di conto.
Come venirne fuori da tale situazione ?
Il rimedio enunciato, dal Presidente di Bankitalia, Draghi, all’ultimo meeting del Forex di Napoli, è diretto a una innovativa disciplina che porti a oneri indicati con chiarezza poiché tutti i clienti possano effettuare un raffronto tra i vari istituti di credito e la concorrenza possa compiersi senza l’intoppo della non trasparenza. Un appello che deve certamente essere preso nella giusta considerazione dagli interpreti del sistema creditizio. In tal senso il buon funzionamento del sistema dell’Isc si mostra, per le banche del nostro Paese, come una sorte di test di verifica.
Comments on this entry are closed.