La Veneto Banca nell’anno 1997 era soltanto il 78^ istituto di credito italiano con una sacca di 55 sportelli e 605 lavoratori dipendenti.
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Dopodichè è iniziata la stagione degli acquisti a go go che ha condotto la Veneto Banca, sotto la gestione di Vincenzo Consoli, tra le prime 10 banche italiane: nell’anno 2000 il gruppo bancario ha inglobato la Banca del Credito Cooperativo di Piave di Livenza e la Banca Italo Romena, nell’anno 2001 la Banca di Bergamo, nell’anno 2002 la Banca Meridiana, nell’anno 2005 la Banca del Garda, nell’anno 2006 Eximbank e Gospodarsko Kreditna, nell’anno 2007 la Popolare di Intra, nell’anno 2008, trentotto sportelli della Banca Intesa e Banca Italiana di Sviluppo, ed infine nell’anno 2008 Banca Apulia e il 2009 Carifac.
Iniziative che, corresponsabile la crisi, potrebbero comportare adesso un alto costo.
La chiave del successo avuto sul mercato è da attribuirsi ai multipli generosi poiché benevoli erano il mercato e i titoli di borsa.
L’alto prezzo dei deal (che si decifra in un avvio assai alto) rispecchiava l’attesa di riscuotere in futuro limiti che controbilanciassero l’investimento di partenza.
Tempo fa tale superiore onere veniva assorbito su uno specifico numero di esercizi, in maniera da permettere il recupero uniforme nel tempo del costo sopportato all’inizio.
Ma attraverso l’introduzione dei principi contabili internazionali, ovvero gli IAS le situazioni potrebbero modificarsi.
Difatti, nel caso in cui, i movimenti annuali futuri programmati sono inferiori a quanto pianificato al momento dell’acquisto, l’avviamento dovrebbe essere rivisitato e, se nell’ipotesi ve ne sono motivo, ristretto. Con esito a conto economico nella voce di costo perdite da partecipazione.
Nel caso in cui l’istituto di credito è quotato la circostanza si dovrebbe espandere sui prezzi di borsa; differente è invece l’ipotesi delle banche che non quotate, come infatti la Veneto Banca, il cui prezzo di valore non è fissato dal mercato ma dai medesimi istituto di credito (che naturalmente debbono successivamente assoggettare alle società di revisione i dati ed i modelli impiegati per l’effettuazione del calcolo).
Nell’ultimo bilancio chiuso ratificato dai soci di Veneto Banca compaiano nella voce dell’attivo avviamenti pari a 991,73 milioni, di cui 577,52 attribuibili alla Popolare di Intra.
Sarebbe complesso vagliare se la somma indicata sia ora effettiva: nell’anno 2008 Intra ha originato 25,94 milioni di reddito; nel caso in cui venga rapportato ai 577 milioni di avviamento si ottiene un rapporto uguale a 21,8 (prevedendo un utile regolare ci vorranno quindi circa ventidue esercizi per ripagare il goodwill).
A titolo esemplificativo la Banca Meridiana nell’anno 2008 ha realizzato 5,92 milioni di utile ma con un avviamento pari a 71,47 milioni; nell’ipotesi dell’istituto di credito in parola il ritorno dell’investimento avverrà in dodici anni.
E apparirebbe avvincente anche vagliare il ritorno dei trentasei sportelli acquistati nell’anno 2008 da Intesa Sanpaolo per i quali figura un avviamento uguale a 228,516 milioni.
Quale regole saranno impiegate nei prossimi mesi per gli impairment test dell’avviamento ?
Si prenderà in considerazione nel modo più giusto della circostanza che nei primi sei mesi del 2009, si è visto un appesantimento del bilancio del gruppo causato dalle perdite su crediti ?
Le sofferenze nette sugli impieghi, come riferisce nei primi sei mesi, sono cresciute dal 2 al 2,54% e il primo semestre si è terminato con un utile netto di 42.000.000, in calo del 21% a confronto del correlato periodo temporale dell’anno 2008 (il margine di interesse è aumentato del 4,7%, il margine di intermediazione del 2,3% ma i costi sono aumentati del 9%, il roe si è all’incirca ridotto al 3,64% e la redditività dell’attivo è calata del 17,6%).
Si incrementa poi il carico del margine di interesse sul margine di intermediazione che va al 68,13 al 69,74%; l’istituto di credito intasca sempre meno dai servizi (in cui i pericoli presi sono relativi) e sempre maggiormente dalla intermediazione del denaro (in cui l’assunzione di rischio è elevata); in una fase in cui la forbice dei tassi a livello di sistema tende a chiudersi, non è un segnale positivo.
Il cost/in-come aumenta dal 64% dal 60%; i costi, dunque, consumano una parte maggiore di ricavi.
Sembra, comunque, fisiologico che in una procedura di ampliamento si danneggiano questi indici che il futuro potrebbero rendere migliore grazie alle gestioni di scala che sicuramente saranno messe in atto.
Si chiariscono con l’avvicinamento di sviluppo veemente anche l’incremento del prodotto bancario lordo, della raccolta, dei crediti elargiti ai clienti e del patrimonio netto: presumibilmente in questa stato e ritenuto più ingegnoso l’aumento dei volumi e l’esistenza, anziché che i margini, anche a costo di prendere qualche rischio maggiore.
Oltre tali interrogativi, restano, tuttavia, i dati della crescita che sono indubbi.
Veneto Banca rappresenta un gruppo federale che ha oltrepassato i 500 sportelli e che entro il termine dell’anno 2010 probabilmente ne numererà 574, un gruppo di scala internazionale che occupa 4.500 dipendenti.
Inoltre la Veneto banca è adeguatamente patrimonializzata. La leva, soltanto nove, è tra le minori del complesso.
Sembra alquanto ragionevole affermare che un gruppo che cresce di misura debba anche incrementare di valore, ma questo è reale soltanto nell’ipotesi in cui la crescente quota di patrimonio impiegata viene giustamente ed in modo adeguato remunerata in un periodo medio.
Sarà per cui essenziale monitorare il ritorno del capitale e compiere il recupero degli avviamenti. Prudenza, comunque, a pensare soltanto con ottica a periodo breve.
Pure i prezzi pagati nell’anno 2000 da Veneto Banca, a quel tempo Banca Popolare di Asolo e Montebelluna) per acquistare la Bcc Piave di Livenza e nel medesimo anno la Banca Italo Romena apparivano sproporzionati.
E’ cosa ribadire dei 20.000.000 spesi nell’anno 2001 per il 60% della Banca di Bergamo oppure dei 100.000.000 è più pagati nell’anno 2002 per gli sportelli di Banca Meridiana ?
Le complessive acquisizioni hanno permesso di far nascere un gruppo che dall’anno 97 è andato da 14 .000.000 a 116.000.0000 di utile, che ha continuamente assegnato dividendi in riga con le cedole strappate da una generosa obbligazione, la cui azione è stata tutte le volte rivalutata a tassi medi innalzati da un minimo dell’1,84% nell’anno 1997 a un massimo del 25% nell’anno 2005.
Nell’ipotesi di un confronto delle prestazioni relative al periodo temporale dall’anno 1997 all’anno 2009, delle azioni di Veneto Banca rispetto alla borsa italiana, all’indice delle azioni bancarie e a un indice di obbligazioni con durata maggiore a sette anni metà a tasso fisso e metà a tasso variabile, si deduce che le azioni del gruppo Veneto Banca hanno reso in media 111,36% (senza tenere conto di potenziali rivalutazioni e dividendi connessi all’esercizio da poco terminato, il 2009, i cui dati verranno resi disponibili solamente con l’approvazione del bilancio, contro il 6,40% della borsa, il 7,10% del valore medio delle azioni bancarie ed il 4,98% del settore obbligazionario.
Quindi un impairment test assai limitativo potrebbe non dare valore a un management che all’accertamento dei fatti si è fino a questo punto sempre manifestato attendibile.
Sito ufficiale: http://www.venetobanca.it
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